Il Protestantesimo e l’etica del lavoro

 

(Ritorna a Copernico)

 

Gli scritti lasciati di Lutero non trattano solo argomenti strettamente religiosi, riguardano anche molti aspetti della vita quotidiana, tra l'altro quello del lavoro. Si può giudicare Lutero come si vuole, non è questo il luogo per riprendere la infelice disputa sulla correttezza o meno delle sue idee e del suo agire. Fatto sta che Lutero è un personaggio storico che ha avuto un impatto importantissimo sulla storia dell'Europa, ma anche sulla vita quotidiana, sugli abitudini, sulla mentalità di chi lo seguiva.

Ecco alcune citazioni dall'opera di Lutero che riguardano il ruolo e l'importanza attribuiti al lavoro.

Nessuno muore di lavoro; e invece l'ozio e la mancanza di occupazione rovinano il corpo e la vita; l'uomo infatti è nato per lavorare, come l'uccello per volare.

Chi parla di agricoltura dice: sono le orme del padrone che ingrassano il campo; e non c'è concime migliore per il campo di quello che cade dalle scarpe del padrone; cioè se il padrone va spesso sui suoi campi.

Possedere esteriormente denaro, beni, terra e servi infatti non è un peccato come tale, bensì dono e disposizione divini.

L'uomo deve e può lavorare e fare qualcosa [...], perché se non lavora Dio non gli dà nulla.

La vita non è riposo, ma trasformazione del buono in meglio.

Dobbiamo attenerci con lieta coscienza al nostro mestiere, e sapere che con la nostra opera facciamo più di chi avesse fondato tutti i conventi e retto tutti gli ordini; anche se è il più piccolo dei lavori domestici.

Ciascuno deve produrre quel tanto da potersi mantenere e non essere di peso agli altri, bensì di aiuto.

Il lavoro in sé è gioia.

Sarebbe proprio necessario che nella cristianità venisse abolita ogni forma di mendicità [...], ogni città si curi dei suoi poveri e non lasci entrare mendicanti di fuori.

Cristo non vuole che non si possieda e non si accetti denaro né beni, o che se li si ha li si getti via, come hanno insegnato e fatto numerosi pazzi tra filosofi e dei santi pazzi tra i cristiani. Egli permette infatti che tu sia ricco, però non vuole che l'amore sia legato a ciò.

Quelli che non difendono e non mantengono nessuno, ma consumano, oziano e impoltroniscono soltanto, il principe non dovrebbe tollerarli nel suo paese, ma cacciarli o costringerli a lavorare: come fanno le api, che cacciano via i fuchi che non lavorano e mangiano il miele delle altre api.

Lutero non vedeva il lavoro come castigo di Dio inflitto all'uomo. L'autore del libro "Genesi" della Bibbia fa dire a Dio quando cacciò Adamo dal paradiso: "Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita ... Con il sudore del tuo volto mangerai il pane..." E poi continua: "Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto." In quest'ottica il lavoro è quindi la punizione per i peccati dell'uomo. Il contrasto con ciò che predicava Lutero è evidente.

Il calvinismo

Il riformatore svizzero Giovanni Calvino (1509 – 1564) rafforzò ulteriormente questa etica del lavoro che Lutero voleva vedere realizzata. Il lavoro aveva per Calvino un valore religioso, nell'esaltazione del lavoro la nascente borghesia vedeva ben interpretata la sua crescente aspirazione all'affermazione politica e sociale. E allora forse non è un caso che il giudizio comune (o pregiudizio?) vede gli svizzeri ancora più rigorosi e laboriosi dei tedeschi...

Max Weber: "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo"

L'economista e sociologo tedesco Max Weber è considerato uno dei fondatori del pensiero sociologico moderno. Con "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" (del 1905), il suo lavoro più celebre, analizzò l'influenza dei valori religiosi sull'economia di una società, e in particolare sullo sviluppo della mentalità capitalista. Il suo libro, criticato e apprezzato, ma sempre rimesso in discussione, è sempre uno dei migliori testi per approfondire l'argomento.

 

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