CRISI DEGLI IRRAZIONALI NELLA SCUOLA PITAGORICA

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I pitagorici avevano come base della loro filosofia i numeri, ad essi risale il concetto di entità matematiche, numeri, figure geometriche come astrazioni. Questa loro concezione tuttavia non era presente fin dall’inizio, i primi pitagorici avevano concepito infatti una TEORIA MONADICA, caratterizzata da NUMERI FIGURATI, che da una parte conduceva ad una spiegazione quantitativa dell’universo, dall’altra, applicata alla geometria, dava luogo all’aritmogeometria pitagorica. Dai numeri figurati i pitagorici sono arrivati a trovare la formula delle terne pitagoriche, dall’aritmogeometria invece si giunse a postulare le proprietà matematiche dei singoli numeri o classi numeriche.

Le varie scoperte e dimostrazioni fatte, tra cui soprattutto il Teorema di Pitagora portarono però risultati imprevisti e soprattutto indesiderati tra i discepoli e lo stesso Pitagora. Difatti si arrivò a scoprire (due dimostrazioni, una geometrica e una algebrica sono fra le più accreditate ) l’esistenza di numeri particolari, formati da un numero non finito di cifre ( e non periodici, quindi non esprimibili tramite frazioni) i cosiddetti numeri irrazionali. E questo per loro era impossibile: infatti per i pitagorici numero significava solo numero intero perciò essi erano infastiditi dalla scoperta che alcuni rapporti (quello ad esempio di un’ipotenusa e un suo cateto o tra la diagonale e il lato di un quadrato) non fossero esprimibili mediante numeri interi.

I pitagorici non li potevano accettare perché fino a quel momento avevano identificato il numero con la geometria; l’esistenza dei rapporti incommensurabili annullò questa identificazione, perciò si restrinse la considerazione dei rapporti numerici a quelli commensurabili.
L’esistenza di grandezze incommensurabili e conseguentemente dei numeri irrazionali contraddiceva non solo le convinzioni filosofiche dei pitagorici, ma metteva anche in crisi il concetto di infinito della filosofia greca; non c’è da meravigliarsi perciò del fatto che fu proibito ai membri della setta di rivelare ad altri queste scoperte considerate blasfeme e sconcertanti, ma secondo una delle ipotesi più accreditate, uno dei discepoli, Ippaso da Metaponto divulgò il segreto.
Egli produsse una dimostrazione (più probabilmente geometrica) dell'irrazionalità della radice quadrata di 2. Secondo la storia Ippaso scoprì i numeri irrazionali mentre provava a rappresentare la radice quadrata di 2 come frazione. Pitagora non era in grado di confutare l’esistenza dei numeri irrazionali con la logica, ma le sue credenze non potevano tollerarne l'esistenza e per questo condannò Ippaso a morire annegato.

PROCLO, a questo proposito, in uno scolio del X libro degli elementi scrive:

"I pitagorici narrano che il primo divulgatore di questa teoria [degli irrazionali] fu vittima di un naufragio; e parimenti si riferivano alla credenza secondo la quale tutto ciò che è irrazionale, completamente inesprimibile e informe, ama rimanere nascosto; e se qualche anime si rivolge ad un tale aspetto della vita, rendendolo accessibile e manifesto, viene trasportata nel mare delle origini, ed ivi flagellata dalle onde senza pace".

Si può notare come anche Proclo descriva la teoria degli irrazionali quasi come un timore, una paura per i pitagorici. Questa rafforza il fatto che il numero fosse la cosa più importante e per questo tutte le proprietà geometriche venissero ridotte a proprietà aritmetiche. Dopo la scoperta degli incommensurabili questa riduzione non era sempre possibile. La geometria quindi venne ad acquisire una superiorità rispetto all’aritmetica (che prevedeva all’epoca solo l’uso di numeri razionali). Questa posizione primaria si riscontra in Euclide ed in genere in tutto il periodo del più rigoglioso sviluppo della matematica greca.

 L’altra dimostrazione pervenutaci è quella di cui ci parla Aristotele e fa riferimento alla distinzione tra numeri pari e numeri dispari. Siano d ed l la diagonale ed il lato di un quadrato e supponiamo che siano commensurabili, ossia che il loro rapporto d/l sia un numero razionale m/n, con m ed n numeri reali privi di fattori comuni.

Per il teorema di Pitagora si ha che d2 = l2+l2 ossia (d/l)2 = 2, ma d/l = m/n, per cui (m/n)2= 2, cioè m2= 2n2. Pertanto m2 è pari e quindi m è pari. Se poniamo m = 2p si ha che 4p2 = 2n2 da cui otteniamo che anche n dovrebbe essere pari contro l’ipotesi che m ed n non avessero fattori in comune. Ne segue che l’ipotesi della commensurabilità tra diagonale e lato di un quadrato è falsa.
La stessa dimostrazione si può riportare per dimostrare l’irrazionalità di √3, √5, ecc. e sembra che di essa se ne servì, più tardi, un maestro di Platone, Teodoro di Cirene, per dimostrare l’assurdità di supporre razionali tutte le quantità del suddetto tipo fino a √17, ovviamente escludendo √4, √9, √16.

 

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