Il significato dei termini che identificano il pellegrino

I termini peregrinus e homo viator vengono comunemente usati come sinonimi. Tuttavia vi è una notevole differenza semantica.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il "viator" percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: "Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore..." (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Peregrinus, termine di età classica affermatosi a partire dall’alto medioevo, deriva dalla locuzione per agros e indica gli individui che percorrono il territorio esterno alla città. Il peregrinus, in quanto non appartenente alla comunità con cui viene in contatto, è straniero, sconosciuto e anche strano. È dunque un diverso, viene da lontano e va altrove. Da straniero non conosce i luoghi e gli itinerari e perciò deve trovare il suo cammino attraverso piste non sempre giuste. Il peregrinus è soggetto a smarrirsi e deve chiedere la giusta direzione alla gente del luogo. Ha bisogno di protezione giuridica, di trovare ospitalità e di ricevere cibo per sostentarsi. Fin dall’alto medioevo è compreso fra le categorie sociali deboli, fra i pauperes, gli infermi, tutti gli impotentes bisognosi di tutela e di provvidenze.

 

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