Il dodicesimo Giubileo

Il dodicesimo Giubileo fu indetto il 19 maggio 1599 con la bolla Annus Domini placabilis dal Papa Clemente VIII che ,riprendendo un divieto già emanato da alcuni suoi predecessori, impedì la celebrazione del carnevale. Inoltre si prodigò per l’accoglienza dei pellegrini, che confessò e comunicò egli stesso. In previsione del flusso dei pellegrini, fu allestita una casa per l’ospitalità e furono comminate pene severe a chi maggiorava i prezzi. La comunità ebraica di Roma offrì 500 pagliericci e coperte. A causa di un attacco di gotta del Papa, l’apertura della Porta Santa fu posticipata al 31 dicembre 1599. Ogni giorno il Papa ospitava a mensa dodici poveri, servendoli personalmente: lavava i piedi dei pellegrini e confessava i penitenti. Si calcola che i fedeli giunti a Roma per questo Giubileo fossero intorno ai tre milioni. Sempre in ragione della malattia, Clemente VIII, che aveva programmato la chiusura della Porta Santa per il 31 dicembre 1600, spostò il rito al 13 gennaio 1601.

La città di Roma con le sue chiese e le sue memorie era ancora il centro del pellegrinaggio; così gli Anni Santi successivi alla Controriforma furono occasione per i Papi di ripensare alla fisionomia architettonico-urbanistica della città, sfruttando una politica urbanistica ed una edilizia che cura i collegamenti viari in modo da valorizzare i principali santuari, il restauro e l'ornamento di chiese e basiliche, e la modernizzazione delle piazze, ornate di fontane e obelischi.

 

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